COSENZA - Da Fuscaldo a Buenos Aires. Di mezzo c’è un oceano, inteso non solo come immenso specchio d’acqua. C’è un oceano di diversità, di contraddizioni, un mondo diverso. Ma se c’è un linguaggio che è universale, che è perfettamente uguale in ogni angolo del globo, questo è il calcio. Le regole sono le stesse, cambia magari il modo di interpretarlo. Francesco Serafino è nato nel 1997, è cresciuto in un piccolo comune della costa tirrenica cosentina, Fuscaldo, ma a soli 9 anni si è trasferito per motivi familiari, prima a Roma, poi in Argentina, a Buenos Aires. Con in testa un sogno, quello di diventare calciatore. Iniziando a cinque anni a calcare i campetti dell’SS Fuscaldo per poi passare, proprio nel giorno del suo decimo compleanno, alla Reggina. Un baby prodigio, tutti si accorgono di lui, anche i media. A settembre 2008 deve però lasciare, suo malgrado, la Calabria. Addio amici, addio ricordi dell’infanzia, perchè ad attenderlo c’è una nuova avventura. Viene tesserato nella Roma, dove gioca per gli esordienti. In giallorosso resta poco più di un anno, perchè nell’ottobre 2009 Francesco deve seguire il padre, impegnato per lavoro, in Sudamerica. Ma anche nell’altro capo del mondo chi sa giocare bene a pallone un posto in squadra lo trova sempre. Ed ecco allora che entra a far parte dell’Argentinos Juniors, uno dei club più conosciuti dell’argentina, dove ad esempio è cresciuto l’interista Cambiasso. Ad agosto del 2011, giusto pochi mesi fa, ecco pronta una nuova sfida, la più importante, con uno dei due club più importanti dell’Argentina. Il River Plate, nobile decaduta in serie B, dove oggi gioca David Trezeguet e da dove ha fatto il percorso inverso Erik Lamela, approdando alla Roma. Una signora squadra, una grande società che ha accolto Francesco Serafino con la speranza che possa diventare quello che viene definito un “crack”, un giocatore che può spezzare gli equlibri. Certo non deve essere stato semplice per un bambino lasciare la sua terra e la sua vita quotidiana sbarcando in Sudamerica: «Vivere in una megalopoli come Buenos Aires significa cambiare completamente le abitudini, la lingua. A Fuscaldo ci si conosceva tutti, la vita era più tranquilla, qui a Buenos Aires ogni giorno si conosce gente nuova, si fa presto a fare amicizia, c’è una grande apertura mentale e voglia di socializzare. La gente in Sudamerica è molto passionale e da questo punto di vista assomiglia un po’ alla mia Calabria». Già, la Calabria. Una terra lontanissima. «Pur trovandomi bene qui in Argentina, ho grande nostalgia della Calabria, del mio mare, gli amici dell’infanzia e le partite per le strade della Marina di Fuscaldo, i vicoli del paese, sono immagini impresse nel mio cuore. Non torno da tre anni e mezzo e spero di poterlo fare al più presto» ci dice ancora Francesco Serafino, che poi ci parla un po’ del suo ruolo, di quello che gli piace fare in campo: «Sono una seconda punta o un trequartista, come si usa dire in Italia, mi adatto a seconda del modulo, svario su entrambe le fasce laterali e mi piace fare gol». E a chi non piacerebbe? Del resto il gol è la realizzazione di un obiettivo, quasi la metafora della vita. «Il sogno di ogni ragazzo della mia età che gioca a calcio è quello di arrivare a giocare in Serie A, oppure in “Primera” qui in Argentina.- racconta ancora Francesco - Ci sono società italiane interessate a me, sono arrivate richieste dall’Italia e dall’Europa, mi piacerebbe molto rientrare, staremo a vedere. So bene però che bisogna stare con i piedi per terra e lavorare con grande umiltà, se poi si riuscirò a coronare i sogni, bene, altrimenti non ne farò una tragedia». Ha soltanto quindici anni Serafino ma sa già quello che vuole. Di lui si sono interessati giornali, radio e tv. Logico pensare allora che un ragazzo si senta “pressato” dall’obbligo di dover sfondare a tutti i costi. In realtà Francesco vive ancora il calcio sempre come un gioco. «C’è stato un periodo in cui ho sofferto abbastanza le attenzioni dei media nei miei confronti, ora però ho fatto l’abitudine e anzi, la cosa mi diverte...» ci dice ancora, raccontando poi quella che è la giornata tipo di un ragazzo che insegue sì il sogno di diventare un calciatore professionista, ma che nello stesso tempo ha una scuola da frequentare e una vita sociale brillante da affrontare. «Mi sveglio alle 6.30, faccio una colazione abbondante di frutta, mi preparo e alle 8 sono già in campo per iniziare gli allenamenti nell’impianto dello Stadio Monumental (qui si giocò la finale del Mundial 78, ndr). - ci racconta - Terminati gli allenamenti, alle 12 pranzo insieme ai miei compagni di squadra. Alle 14 inizio la scuola, sempre all’interno dello Stadio del River, fino alle 18.30. La cosa bella è che quando si riunisce la nazionale argentina a Buenos Aires, a volte capita di guardare dalla finestra della classe allenarsi giocatori come Messi, Lavezzi, Aguero e compagni.. Per noi è davvero uno spettacolo! La sera ceniamo alle 20 e poi massimo alle 22 andiamo a dormire». Anche se è ancora un ragazzino, Serafino ha avuto l’opportunità di conoscere diversi stili di gioco. Qual’è il calcio da prediligere? Quello tattico o quello fisico? Che differenza c’è tra il calcio italiano, europeo, e quello sudamericano? «L’ esperienza in giallorosso, con la maglia della Roma è stata bellissima. La differenza fra i due mondi è notevole. - continua - Qui si predilige la tecnica individuale e si lavora molto in questo senso anche negli allenamenti, il calcio europeo è fatto di due tocchi e via. In Italia secondo me c’è un tatticismo eccessivo. Il calcio più bello è il giusto mix fra le due scuole». Chissà se un giorno si riuscirà a trovarlo, il giusto equilibrio. Se in Italia ci sono grandi campioni, altrettanto si può dire in Argentina. Dove in mito è un certo Diego Maradona. «Ma io non mi ispiro a qualcuno in particolare, però ci sono giocatori come Maradona, Baggio, Messi, Riquelme, Sivori, Totti che sono esempi di calciatori entrati nella storia, fuoriclasse inimitabili». Inimitabili, eppure arrivare vicino al loro rendimento è possibile, a patto di allenarsi duramente. A soli quindici anni Francesco è un punto fermo delle giovanili del River dell’ex laziale Almeyda, dove gioca con continuità osservando da vicino gente come Cavenaghi, Affranchino, Ocampos, Cirigliano. Nomi finiti più volte sui taccuini dei dirigenti delle squadre italiane: «Sarebbe bellissimo giocare un giorno in prima squadra, il River Plate ha più di 20 milioni di tifosi nel mondo. Proprio venerdì sono stato a bordo campo con i miei compagni della categoria ‘97 a tifare per il River che ha giocato una partita cruciale dell’intera stagione. E’ stato emozionante perchè il pubblico in Argentina è fantastico, non si ferma un attimo di cantare e sostenere la squadra. Come dicevo sarebbe bello giocare en Primera, però credo che il mio futuro prossimo sarà in Europa». Chissà. Nel frattempo probabilmente si godrà da vicino la festa promozione del River Plate, che punta a tornare nel massimo torneo argentino. Ma se c’è Italia-Argentina in tv, Serafino per che squadra tifi? «Italia, claro!». Più claro di così...
Articolo di Calabria Ora del 4 Marzo 2012
Video:
Tanzillo Massimo

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