Andrea Mira (Angera (VA), 17/01/1995) - centrocampista offensivo, Squadra Allievi Nazionali dell'Inter.
Grazie agli amici del blog Luciano Interista Sempre (http://luciano-interistasempre.blogspot.com) proponiamo oggi agli appassionati del settore giovanile la conoscenza di un giovane che viene universalmente considerato tra le più talentuose promesse del nostro calcio: un centrocampista degli allievi nazionali, dal piede fatato, dalle intuizioni calcistiche rapidissime, dalla fantasia capace di illuminare. E un cervello, come si dimostra nel corso dell’intervista, che funziona benissimo anche fuori dal campo
Ciao Andy: hai 17 anni; quanti di militanza nerazzurra?
Questo è il nono anno. Infatti sono arrivato all'Inter nel 2003, a 8 anni. Anche se avevo già fatto provini e allenamenti nei mesi precedenti. Con me c'erano Mainini, Moreo, Lomolino e Palazzi.
Raccontaci il tuo approccio con il mondo del calcio, fino all'arrivo all'Inter.
E' presto fatto: avevo circa sei anni, quando ho voluto provare a seguire le orme di mia sorella che praticava con successo l'atletica leggera. Dopo le prime verifiche, ho capito che quelle discipline non facevano per me. E poiché tutti i miei compagni si divertivano col calcio, ho provato anch'io.
Provato a che livello?
Ricordo ancora che abbiamo acquistato delle scarpe di scarsa qualità (non sapevamo se avrei continuato) e una persona del mio paese, mister Maurizio Radice, interista come me e come mio padre, che allenava i piccoli dell'Angera, mi ha portato in quella squadra, a 4 km dal mio Paese. Giocavo a tutto campo, libero da schemi , con compagni e avversari più grandi e segnavo valanghe di gol.
Poi la svolta…
La svolta è avvenuta con la partecipazione a un torneo organizzato locale, organizzato credo da un inter club. Sono stato premiato come miglior giocatore e il sig. Biasiolo, osservatore per l'Inter nella zona, già allertato dal mio allenatore dell'Angera, mi ha invitato a un provino, all'Accademia Inter, davanti a Rusca. Dopo un secondo provino alla Pro Patria di Via F. Testi, Rusca mi ha detto che dovevo assolutamente essere un giocatore dell'Inter. E così è stato.
Nell'Inter quindi hai fatto tutta la trafila.
Sì, è stata una gioia ma anche un sacrificio, perché abitando a Taino, dopo la scuola dovevo sorbirmi un’ora di macchina per arrivare a Interello e altrettanto per tornare, dopo l'allenamento.
Credo di averti visto per la prima volta in un derby della categoria pulcini (stravinto come spesso accade). Giocavi con il numero sette. Notai te, che ho subito soprannominato “Figo e Antonio, che ho soprannominato “Maradona, senza sapere che fosse proprio un “tifoso napoletano, anche di origine. Poi, quando ti ho rivisto, hai quasi sempre giocato più centrale.
Sì, in effetti tra i più piccoli i ruoli non sono così definiti, ma ho maturato precocemente l’abitudine a giocare dietro le punte.
La tua carriera si è svolta in un crescendo di successi e di soddisfazioni. Tra i tuoi allenatori, a parte l'attuale mister, chi ritieni abbia contribuito maggiormente alla tua formazione?
E' difficile rispondere alla domanda che mi fai, perché all'Inter tutti ti insegnano qualcosa e io cerco di apprendere da tutti. Non avrei difficoltà a risponderti anche su mister Gatti, poiché considero molto positiva l'esperienza con lui. Comunque se proprio devo scegliere una persona, direi Bellinzaghi. Con lui abbiamo vinto tutto, ma in particolare lui ti prepara psicologicamente a vincere. Ti dà una determinazione assoluta. Anche mister Gatti lavora molto sull’aspetto motivazionale. Ma in questo ambito Bellinzaghi è particolare.
Vincere però nel settore giovanile è solo uno degli aspetti. La crescita individuale e di gioco collettivo è l’altro fattore importante...
Sono d'accordo, ma per questi aspetti, anche se non tocca a me giudicare, la preparazione degli allenatori dell’Inter è eccezionale.
A proposito, qual è il fattore di maggior qualità nell’organizzazione del nostro settore, e in che cosa invece si potrebbe a tuo parere migliorare?
E' difficile scegliere ciò che funziona meglio, perché qui c’è una macchina perfettamente organizzata. Direi comunque che è straordinaria la capacità di assegnare l’allenatore con caratteristiche specifiche, giuste per ogni fascia di età
E l'aspetto migliorabile?
Beh, forse la “timidezza nell'inserire un giocatore, arrivato alla soglia dei 18-19 anni, in prima squadra. Capisco che una società di vertice deve andare cauta con i più giovani, ma per esempio al Milan mi pare che qualcuno in più, anche sporadicamente, venga inserito.
Secondo te, una volta arrivati in Primavera, per un giovane è meglio restarci, magari allenandosi con la prima squadra e puntando su qualche inserimento, oppure provare ad andare a giocare nelle serie minori, per fare esperienza?
Credo che si impari di più restando e allenandosi con la prima squadra. Purché però non si tratti di una scelta occasionale, magari dettata da una carenza di uomini contingente.
Insomma, un po' il percorso che ha fatto Obi…
Esatto, prima l'inserimento per allenarsi, l'anno successivo l'esordio e qualche altra apparizione e poi l'inclusione effettiva nella rosa. Naturalmente, purché il giocatore confermi progressivamente di avere le qualità necessarie.
Qual è il ruolo in cui preferisci giocare, quello in cui ritieni di rendere meglio?
Posso giocare vertice alto del rombo, o anche “finto” esterno nel 4-2-3-1. Però in assoluto il ruolo che preferisco è mezz'ala nel centrocampo a tre.
Attualmente stai giocando esterno finto nel 4-2-3-1 o anche nel 4-3-3. Come ti trovi in questo ruolo?
Abbastanza bene. In fondo gioco un po' come Alvarez o Couti in prima squadra. Il mister mi chiede di dare un occhio al terzino, in fase difensiva, per non lasciare il difensore alle mie spalle impegnato nell'uno contro due. Una volta in possesso palla però, posso accentrarmi per cercare la conclusione, l’assist profondo o l'uno due.
E qual è la difficoltà di questo modo di giocare?
Beh, dipende da come si schierano gli avversari. Se hanno un centro campo fitto è evidente che avere un centrocampista aggiunto può servire. Se invece rafforzano la linea difensiva, a noi viene a mancare un’ala, quindi la possibilità di sfondare su una fascia per aprire la loro difesa. Io non ho le caratteristiche di scatto necessarie per fare l’ala pura e dietro di me gioca di solito Paramatti, che ha straordinarie qualità, ma non si distingue particolarmente in fase di spinta.
Qual è il tuo difetto principale, l'aspetto sul quale ritieni di dover progredire maggiormente?
Sto lavorando sulla testa. Credo che il mio problema sia che non possiedo naturalmente gli stimoli mentali per produrre una intensità e un'aggressività continua, che invece sono necessarie nel calcio attuale. Ma questi fattori si possono migliorare notevolmente con uno specifico training mentale.
In effetti il tuo limite attuale, se così si può dire, sembra proprio la carenza di ritmo e di intensità prolungata.
Sì, ma come ti ho detto non credo che sia un problema fisico, organico. Penso che si possa risolvere a livello di applicazione mentale.
Tra i giocatori che hai avuto occasione di incontrare in carriera, ce n'è qualcuno che consiglieresti all'Inter?
Mi sono piaciuti molto Alvaro del Villareal e Cole del Manchester City. Knudsen, di cui si parla come di un prossimo arrivo, mi sembra un centrocampista interessante. Sarebbe un innesto di “peso, oltre che di qualità.
E tra gli italiani?
A me piacerebbe giocare con Petagna, una prima punta potente, sui cui movimenti ci potrebbero essere tagli interessanti degli esterni. E per un centrocampista una pluralità di scelte per la giocata decisiva.
In questo ruolo però l'Inter ha Adama e Roberto Ogunseye;…
Due giocatori di grande prospettiva, intendiamoci. Però al momento Adama ha ancora rilevanti problemi di ambientamento, pur lasciando intravedere numeri importanti. E Roberto, molto migliorato, per la sua stessa imponenza fisica deve ancora acquisire maggior agilità e rapidità. Comunque con loro mi trovo benissimo.
Passiamo a questioni più personali: come vivi il rapporto tra calcio e scuola?
Inutile negare che la scelta è quella di provare con il professionismo calcistico, in questo ambito la scuola, pur importante non può che passare in secondo piano. Frequento un CFP di indirizzo marketing, indirizzo che non richiede un impegno di studio eccessivo. E così me la cavo abbastanza bene.
Dici che punti a fare il calciatore professionista. A che livello? Qual è il tuo sogno?
Difficile rispondere. Il sogno è il massimo, come per tutti quelli che ci provano, penso.
Se ti dicessero: firma per diventare un buon professionista, tra A e B per intenderci, accetteresti?
Sì, anche se al momento è normale avere ambizioni ancora maggiori.
Parliamo dei tuoi interessi extra calcistici...
Seguo un po' tutti gli sport. Letture davvero poche a parte quelle scolastiche.
Per il resto? Musica, cinema, informatica?
Sì, un po' di tutto, come ogni giovane.
Vai in discoteca?
Sì, mi piace questo divertimento. Mai comunque la sera prima di una partita o di un allenamento.
Senti, sul piano sentimentale come la mettiamo. Qualche tempo fa ad Interello, sui cancelli, è apparso uno strano cartello, che dipingeva un Andy Mira tombeur des femmes... (ride…).
E' una cosa che mi ha dato molto fastidio, perché non si doveva mescolare il privato con l’ambiente calcio. Una ragazza con cui avevo avuto una relazione, di qualche anno più grande di me, dopo la fine del nostro rapporto ha fatto questa sortita, appendendo il cartello…
L'avevi “mollata"?
No, il bello è che in realtà era stata lei ad imbastire un altro rapporto e l'essersi lasciati era stata solo una conseguenza.
Ora siete rimasti amici?
No, qualche volta capita di vederci, ma l'amicizia è un'altra cosa.
Possiamo dire comunque che tu sei sentimentalmente un tipo abbastanza precoce?
Sì, questo direi proprio di sì.
Chi preferisci tra Eto'o e Ibra?
Eto'o. Più completo come calciatore, più disposto a giocare con la squadra.
Tra Messi e C. Ronaldo?
Messi, non c'è partita... il suo talento è immenso.
Tra Pirlo e Cambiasso?
Pirlo, devo ammetterlo. Non ha la capacità di pressing del Cuchu, la sua intelligenza calcistica, ma con la palla fa quel che vuole.
Tra Mou e Guardiola?
Mou. Per un motivo molto semplice. Vincere con l’Inter è certamente più difficile che con il Barça attuale. Il lavoro che Mou ha fatto per portare l'Inter ai trionfi che sappiamo, è incredibile. Guardiola deve dimostrare di poter essere grande anche in un altro contesto.
Tra Bessa e Garritano?
Sono entrambi molto forti tecnicamente, ma forse preferisco Garri, per il suo atteggiamento in campo, per quanto lotta insieme alla squadra, a volte quasi trascinandola.
Tra Crisetig e Duncan chi pensi sia più vicino a una “promozione?
Lorenzo, che ha molta classe e fosforo (calcistico). Duncan basa tutto in particolare sulla potenza. E ha piedi normali. Gli auguro che possa bastare per una carriera importante!
Infine, tra Mainini e Ivusic (portieri degli Allievi A dell'Inter)?
Maino è una sicurezza, Ivusic una speranza.
Luciano Da Vite
Dino Mulalic
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