Questo articolo è la quarta ed ultima parte dello speciale targato Generazioneditalenti.com dal nome "Storia della Tattica : la nascita e la scomparsa del libero".
FRANZ BECKENBAUER - Germania
Il “Kaiser” (“Imperatore) del calcio mondiale, autentico dominatore degli anni Settanta insieme all’olandese Johann Cruijff, con il quale condivideva l’incredibile duttilità e l’universalità sul rettangolo verde, pur partendo ovviamente da posizioni differenti. Dotato di un’innata eleganza anche nei gesti più banali e di un’autorità unanimemente riconosciuta da compagni e avversari, riusciva ad essere allo stesso tempo un insuperabile difensore, un ispirato centrocampista dal piede chirurgico e dallo spiccato senso del gol. Con la sua nazionale disputò ben 103 incontri, tutti tra il 26 settembre 1965 ed il 23 febbraio 1977 (ultima partita, contro la Francia), corredate da 14 gol e trionfando sia agli Europei del 1972 in Belgio che al Mondiale casalingo del 1974 (battendo da capitano in finale 2-1 l’Olanda di Cruijff). Con la maglia del Bayern Monaco Beckenbauer vinse quasi tutto il possibile: 4 titoli nazionali (oltre ad un altro nell’Amburgo 1981-82 e 3 Campionati NASL con la maglia dei New York Cosmos), 4 Coppe di Germania, 3 Coppe dei Campioni consecutive tra il 1974 e il 1976, 1 Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale del 1976 contro i brasiliani del Cruzeiro. A livello individuale, Franz è stato il primo difensore in assoluto ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro (1972 e 1976), oltre ad essere il primo (ed unico insieme al brasiliano Mario Zagallo) ad aver vinto i Campionati Mondiali di calcio sia come giocatore che come allenatore (ad Italia ’90 contro l’Argentina), per poi guidare in seguito il Bayern Monaco alla conquista dello Schale 1993-94 e alla Coppa UEFA 1995-96. Inarrivabile.
FRANCO BARESI – Italia
Quando arrivò a Milanello e aveva soli 14 anni (agosto 1974) per un milione e mezzo (di 20 mila lire il primo stipendio), chi mai poteva immaginare che sarebbe diventato la Bandiera che nessuno avrebbe voluto più ammainare, leader indiscusso in campo e fuori ed icona mondiale del Milan. Chi meglio di Gianni Brera avrebbe potuto descriverlo: “Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962”.
6 scudetti, 4 Supercoppe Italiane, 3 Coppe dei Campioni, 3 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali, un Mondiale da capitano svanito ai rigori contro il Brasile nel 1994 ed un altro “vinto” da panchinaro a Spagna ’82 senza mai scendere in campo. Condottiero.
ELìAS FIGUEROA – Cile
Guida e faro del Cile ai Mondiali 1966-1974-1982, capace di affermarsi a livello di club come il difensore più affidabile sia in Uruguay che in Brasile: 241 presenze e 6 gol nel Peñarol vincendo 2 campionati consecutivi (1967-1968) e laureandosi entrambe le volte miglior giocatore della competizione; 336 presenze con ben 26 gol nell’Internacional vincendo 6 volte il titolo Gaúcho e la Bola de Ouro (miglior calciatore del campionato) nel 1972 e 1976, premiato dalla FIFA ininterrottamente dal 1974 al 1976 come “calciatore sudamericano dell’anno”; ritorno in patria al Palestino, giusto in tempo per vincere altri 2 titoli nazionali consecutivi (1977-1978). Classe, tempismo, padronanza nel palleggio, tecnica da centrocampista e grande atletismo: semplicemente, il miglior calciatore cileno di tutti i tempi ed il più forte difensore sudamericano della storia. L’eleganza al potere.
MAURO RAMOS DE OLIVEIRA – Brasile
Colonna portante prima del São Paulo dal 1948 al 1959 (444 presenze complessive con 4 titoli Paulisti e 1 titolo Rio-San Paolo) e successivamente del Santos dal 1960 al 1967 (354 presenze, 1 gol con 5 titoli Paulisti, 3 titoli Rio-San Paolo, 5 Taça Brasil, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Recopa Sudamericana), regista difensivo dello straordinario Brasile conquistatore incontrastato della Rimet nel 1958 e 1962, la Copa América 1949 e la Copa Roca 1963. Insieme al portiere Gilmar e ai terzini Djalma e Nìlton Santos riusciva a rendere impenetrabile una squadra sbilanciata meravigliosamente in avanti con i mitici Zito-Garrincha-Didì-Vavà-Pelé (Amarildo)-Zagallo. Monumentale.
GAETANO SCIREA - Italia
Uno dei più grandi, corretti e signorili “liberi” di tutti i tempi. Mai espulso, mai uno scatto d'ira, mai una parola fuori posto all’esterno del campo di gioco. Sbocciò nell'Atalanta, come centrocampista centrale dotato di piede fine e velocità di pensiero. Boniperti lo prelevò nel 1974: “Gai” ereditò il ruolo di Sandro Salvadore e, dalla stagione 1984-85, i gradi di capitano di Furino. In teoria, si collocava alle spalle della difesa. In pratica, si offriva alla costruzione del gioco, comandante silenzioso ed eclettico, dotato di senso tattico e fiuto del gol (doppietta in un derby del 1982 vinto 4-2 in rimonta dallo 0-2). Dal 1974 al 1988 disputò 377 partite di campionato (e 552 in assoluto, record battuto solo da Alessandro Del Piero), firmando 24 reti e conquistando 7 scudetti (1975, 1977, 1978, 1981, 1982, 1984, 1986), 2 Coppe Italia (1979, 1983), 1 Coppa dei Campioni (1985), 1 Coppa delle Coppe (1984), 1 Coppa UEFA (1977), 1 Supercoppa d'Europa (1984) e 1 Coppa Intercontinentale (1985). Con la Nazionale di Bearzot (78 presenze, 2 gol) diventa campione del Mondo nel 1982, dando il via al contropiede coast-to-coast che portò al gol del 2-0 di Marco Tardelli e all’urlo liberatorio nella notte dell’11 luglio di Madrid. Un’altra notte, stavolta tragica, c’è l’ha portato via troppo presto in un inferno di fuoco e lamiere su una strada polacca. Indimenticabile.
Altri formidabili interpreti di questo ruolo sono stati:
RUUD KROL (impareggiabile jolly difensivo nell’Ajax e nell’Olanda del “Calcio Totale”, partì come difensore laterale sinistro per poi spostarsi al centro della difesa ed incantare Napoli tra il 1980 e il 1984 guidando il pacchetto arretrato da libero e diventando un beniamino assoluto alle pendici del Vesuvio)
DANIEL PASSARELLA (veloce e abile nell’anticipare gli avversari, grande tecnica individuale, bi-campione del Mondo con l’Argentina, da capitano nel 1978 e da “spettatore convocato” nel 1986)
MURTAZ KHURTSILAVA (miglior giocatore georgiano di tutti i tempi e regista difensivo dell’URSS di Lev Jascin, dotato di tiro mortifero da fuori area e spiccate doti nella costruzione del gioco – bronzo olimpico a Melbourne 1972 e storico 4° posto ai Mondiali 1966)
ULI STIELIKE (pluri-decorato a livello di club con lo sfortunato Borussia Mönchengladbach anni ’70 di Udo Lattek che perse due finali, Coppa Campioni e Coppa UEFA, e sempre col Liverpool, e successivamente al Real Madrid; campione d’Europa con la Germania Ovest in Italia nel 1980 e vice-campione del mondo a Spagna ’82)
MIODRAG BELODEDICI (tecnica sopraffina e leggerezza di tocco che lo portarono a dominare in Romania e in Jugoslavia, vincendo 2 Coppe Campioni nel 1986 con la Steaua Bucarest di Emerich Jenei – con Supercoppa Europea qualche mese dopo – e nel 1991 con la Stella Rossa Belgrado – con vittoria della Coppa Intercontinentale ai danni dei cileni del Colo Colo - )
MARIUS TRESOR (primo calciatore di colore ad indossare la maglia della nazionale francese, divenendone poi capitano e leader dal 1971 al 1983 e consegnando le “chiavi” della squadra a Michel Platini dopo aver giocato da titolare i Mondiali 1978 in Argentina e 1982 in Spagna con tanto di 4° posto)
KLAUS AUGENTHALER (ruvido difensore dalle maniere spicce, all’occorrenza marcatore e dal tackle devastante, pluri-campione di Germania nel Bayern Monaco, con cui vinse anche la Coppa Campioni e l’Intercontinentale 1976 all’ombra di Beckenbauer, vice-campione del mondo a Mexico ’86 e finalmente campione a Italia ’90)
Senza dimenticare liberi “non puri” come Lothar Matthäus - José Emilio Santamaría – Frank Rijkaard – Matthias Sammer – Ronald Koeman – Beppe Bergomi – Carlo Parola - Gyula Lóránt ed altri che ricoprirono il ruolo “sotto mentite spoglie”, o in alcuni casi a fine carriera dopo aver giocato per anni in altre posizioni.
Tra gli altri italiani nel ruolo è giusto citare, oltre all’insostituibile Armando Picchi: il friulano Francesco Janich (che oltre ai fasti nella Lazio e nel Bologna – soprattutto - ebbe la sfortuna di legare il proprio nome alle due pagine più brutte del calcio italiano: esordì in Nazionale ai mondiali del '62, nella drammatica partita contro il Cile; vestì la sua ultima maglia azzurra in Inghilterra nel 1966 contro la Corea del Nord); Giuseppe Wilson (nato a Darlington, Inghilterra, figlio di una napoletana e di un soldato inglese della Seconda Guerra Mondiale: acquistato dalla Lazio nel 1969 insieme a Giorgio Chinaglia dall’Internapoli in Serie C e D, inizialmente da terzino e poi da libero diventò uno dei leader dei biancocelesti nei successivi 10 anni, vincendo lo storico scudetto nel 1974 sotto la guida di Tommaso Maestrelli e partecipando alla sforunata spedizione nel Mondiale tedesco dello stesso anno); Pierluigi Cera (centrocampista in origine, vincitore dello storico scudetto 1969-70 nel Cagliari di Manlio Scopigno e indimenticabile protagonista con la maglia azzurra e con i compagni Luigi Riva, Enrico Albertosi, Comunardo Niccolai, Angelo Domenghini, Sergio Gori nel Mondiale 1970 in Messico agli ordini di Ferruccio Valcareggi; successivamente titolare nella storica qualificazione alla Coppa UEFA del Cesena nel 1975-76).
Marco Oliva
Tanzillo Massimo

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1 commenti:
Articolo ben sviluppato, un pò scarno, ma la sostanza c'è.
Bravo
The Special One89
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