Carriera - Said Ahmed Said è un attaccante ghanese, naturalizzato italiano, attualmente in forza al Genoa. Cresciuto nel settore giovanile dell'Inter, Said disputa la stagione 2010-11 nella Primavera del Chievo: 9 apparizioni, di cui soltanto una dal primo minuto. I buoni rapporti di mercato tra Inter e Genoa ne facilitano il passaggio in rossoblu durante l'estate successiva: 24 presenze e 6 gol sotto la guida di Mister Novelli, in un annata relativamente priva di acuti sia a livello individuale che a livello collettivo. Nel 2012 la guida tecnica della Primavera viene nuovamente assunta da Luca Chiappino. Il tecnico, reduce da due stagioni alla guida degli Allievi, dimostra fin da subito di avere fiducia nei confronti del ragazzo, prestandogli un aiuto di non poco conto nell'esprimere al meglio le proprie qualità: 15 gol in 16 partite, numeri e prestazioni che gli valgono numerose convocazioni ed alcune presenze in prima squadra: 5 per l'esattezza, condite da una rete al Chievo in quel di Marassi durante la gestione Delneri. Chiamato da Alberigo Evani nell'Under 19 italiana, Said sceglie di vestire la maglia Azzurra.
Caratteristiche tecniche - Nella Primavera rossoblu guidata da Mister Chiappino viene impiegato prevalentemente come prima punta di un 4-3-3, ma all'occorrenza può agire come ala destra di un tridente o come seconda punta in una coppia d'attacco. Dotato di grande forza fisica, è abile sia negli spazi stretti che in campo aperto, seppur abbia margini di miglioramento sotto il profilo tecnico. Ha un buon tempo di smarcamento nell'uno contro uno ed in fase realizzativa è efficiente sia di testa che di piede. Il prossimo step della sua crescita calcistica dovrà essere rappresentato dall'acquisizione di quella costanza di rendimento finora mancata, anche all'interno della stessa partita. Inoltre, disponendo di una buona corsa (più sul lungo che sul breve) può migliorare nell'attacco agli spazi al fine di essere più incisivo cercando la profondità alle spalle dei difensori avversari. In tal senso, è solito partire spalle alla porta, fattore che gli permette di far accorciare la squadra, ma che ne limita la variabilità indispensabile di soluzioni. Un club di media fascia in Serie B potrebbe rappresentare la tappa ideale per il futuro prossimo di Said.
Da diverso tempo ormai addetti ai lavori ed appassionati guardano al Belgio come ad uno dei più prolifici vivai del calcio continentale, e mentre sempre più numerosi sono i giocatori belgi che si ritagliano un ruolo da protagonisti nei più prestigiosi club europei, ecco che nuovi talenti si affacciano alla ribalta a ritmo sostenuto. Tra loro un ragazzo forse meno conosciuto di quanto meriti, penalizzato dalla mancanza di riflettori e di appeal di un campionato come la Ligue 2: si tratta di Yannick Ferreira Carrasco, uno degli artefici del ritorno del Monaco nell'élite del calcio francese dopo due anni di purgatorio, che in molti hanno già accostato ad Eden Hazard; un paragone naturalmente affrettato, ma che può trovare una sua giustificazione in alcuni tratti comuni, ovvero un grande talento naturale, un ruolo simile - sebbene i due abbiano caratteristiche fisico-atletiche del tutto differenti - ed un percorso calcistico che ha portato entrambi a muovere i primi passi nel natale Belgio, per poi completare la propria crescita nel centro di formazione di un club francese di primo piano ed esordire da professionisti in Francia.
Foto tratta da asm-fc.com
- LA CARTA D'IDENTITÀ -
Nome: Yannick Ferreira Carrasco
Ruolo: Esterno offensivo
Data di nascita: 4 settembre 1993
Luogo di nascita: Elsene, Belgio
Nazionalità: Belga
Altezza e peso: 1,80 per 66 kg
Piede preferito: Destro
Club di appartenenza: AS Monaco
Club precedenti: Stade Everois Racing Club, Diegem Sport, KRC Genk.
Debutto professionistico: 30 luglio 2012 (Monaco-Tours 4-0, Ligue 2)
Carriera in nazionale: Belgio U16 (1 presenza), Belgio U17 (2 presenze), Belgio U18 (9 presenze, 1 rete), Belgio U19 (12 presenze, 3 reti), attualmente in Belgio U21 (1 presenza).
[ N.B.: Dati aggiornati al 24 maggio 2013 ]
MONACO, UN VIVAIO DI QUALITÀ - Durante l'estate 2012 il Monaco, forte dei milioni del magnate russo Rybolovlev, divenuto nuovo proprietario del club del Principato appena pochi mesi prima, non ha badato a spese per attirare diversi giocatori di fama internazionale ed allestire una squadra che potesse riconquistare rapidamente la Ligue 1: ma a conti fatti, a testimonianza di come - anche in uno dei periodi storici più bui attraversati dalla gloriosa società biancorossa - il centro di formazione monegasco sia rimasto uno dei migliori in assoluto in Francia, tra i protagonisti di spicco della cavalcata vincente verso la promozione troviamo diversi ragazzi cresciuti in casa che sono riusciti a conquistarsi un posto al sole a suon di prestazioni convincenti, da Valère Germain (1990) a Nampalys Mendy (1992) e Tristan Dingomé (1991), fino appunto a Ferreira Carrasco, il più giovane di tutti e forse il meno atteso, senz'altro una delle rivelazioni più interessanti della Ligue 2 2012-13. Soddisfatto di quanto mostrato dal giovane belga nel corso della preparazione estiva, nella quale era stato aggregato alla prima squadra, Claudio Ranieri lo ha lanciato a sorpresa alla prima giornata di campionato contro il Tours, schierandolo da titolare per il suo debutto assoluto da professionista: e Yannick ha ripagato la fiducia del tecnico romano con un esordio coi fiocchi, togliendo il pallone dai piedi del compagno Dirar per calciare nel sette la punizione che ha sbloccato il risultato e poi contribuendo ulteriormente al sonante 4-0 finale con un assist vincente, ancora su calcio da fermo. Da quel momento ha raccolto 26 presenze in Ligue 2 di cui 20 dal primo minuto, relegando in panchina un giocatore del calibro del nazionale svedese Emir Bajrami e mettendo insieme il più che soddisfacente bottino di sei gol e sei assist; tenuto temporaneamente lontano dai campi solo da un'operazione alle tonsille, che l'ha messo fuori gioco dalla ventiduesima alla ventiseiesima giornata, è riuscito a ristabilirsi pienamente e a riconquistarsi il posto da titolare in tempo per partecipare al trionfale finale di stagione.
UN PASSO INDIETRO... - Ma facciamo un passo indietro per conoscerlo meglio. Origini miste spagnole e portoghesi, Ferreira Carrasco nasce nel 1993 nei pressi di Bruxelles e gioca inizialmente nelle realtà minori di Stade Everois e Diegem Sport, prima di approdare nel settore giovanile del Genk all'età di undici anni; il suo talento è subito evidente, tanto da farne un habitué delle nazionali giovanili belghe fin dall'U16: ed è proprio in un'amichevole tra il Belgio U16 ed i pari età del Lussemburgo che lo nota Stéphane Pauwels, all'epoca osservatore per il Monaco, decidendo immediatamente di organizzare per il ragazzo un provino con il club del Principato, nel quale Yannick impressiona tutti fin dal primo allenamento, vedendosi proporre un contratto nel giro di pochi giorni. E così nel luglio 2010 il sedicenne Ferreira Carrasco sceglie di impegnarsi per tre anni con il Monaco e di trasferirsi nel sud della Francia, sebbene anche il Valencia fosse sulle sue tracce e sebbene l'allenatore del Genk Franky Vercauteren avesse provato fino all'ultimo a convincerlo a restare, tempestandolo di telefonate e promettendogli un pronto esordio in prima squadra. Con la maglia biancorossa, prima della stagione 2012-13 di cui abbiamo già ampiamente parlato, il belga gioca dunque altre due stagioni: nel 2010-11, l'anno della retrocessione in Ligue 2, vince la Coupe Gambardella(la più prestigiosa competizione giovanile francese, ndr) con la squadra U19, mentre nel 2011-12 disputa 21 partite in quarta divisione con la squadra riserve segnando 7 gol.
CON I DIAVOLI ROSSI - Nel frattempo Ferreira Carrasco continua la trafila con le rappresentative giovanili dei Diavoli Rossi e, dopo 24 presenze e 4 reti complessive, lo scorso novembre arriva la prima convocazione in U21 seguita pochi mesi dopo dall'esordio, con il commissario tecnico Johan Walem che lo manda in campo nella ripresa di Belgio-Cipro del 25 marzo 2013 (2-0), partita valida per le qualificazioni all'Europeo di categoria del 2015. La recentissima promozione in nazionale maggiore di Maxime Lestienne e Thorgan Hazard, se non si rivelerà episodica, dovrebbe con buona probabilità regalare una maglia da titolare a Ferreira Carrasco, che avremo modo di ammirare all'opera al Festival Espoirs di Toulon (noto in Italia come "Torneo di Tolone", ndr) al via il 28 maggio. Ma il ragazzo non si pone limiti e sogna già il Mondiale 2014 in Brasile, speranza che oggettivamente sembra al momento poco realistica: a parte la concorrenza spietata, Yannick parte con l'handicap di essere praticamente sconosciuto in patria, dove l'attenzione è tutta per i belgi della Premier League. Nonostante queste considerazioni, però, il suo scopritore Pauwels resta ottimista: "Fino a poco tempo fa, i miei connazionali non sapevano nemmeno chi fosse Eden Hazard; ho detto a Marc Wilmots che vale la pena prendere un aereo per andare a dargli un'occhiata".
Ecco la formazione tipo del Monaco nelle ultime giornate di campionato, con Ferreira Carrasco sulla linea dei trequartisti nel 4-2-3-1 di Ranieri.
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE - Ferreira Carrasco è un elemento molto dotato tecnicamente che può giocare indifferentemente sia sul fronte destro che su quello sinistro dell'attacco: destro naturale, è stato impiegato prevalentemente sulla sinistra da Ranieri, che ama schierare i cosiddetti "piedi opposti" sulle due fasce, e che ha sfruttato così la sua capacità di convergere al centro e di rendersi estremamente pericoloso tra le linee, nella posizione di mezzapunta in cui ha mosso i suoi primi passi calcistici. Prima di virare sul 4-2-3-1 in cui il belga ha occupato generalmente il vertice sinistro sulla linea dei trequartisti (vedere immagine qui sopra), il tecnico romano ha iniziato la stagione con un classico 4-4-2 nel quale Yannick ha dimostrato di sapersela cavare bene anche da esterno puro di centrocampo; per le sue caratteristiche, sembrerebbe adatto anche ad un ruolo di attaccante esterno in un 4-3-3. Tra i suoi principali punti di forza, la grande disinvoltura con cui usa entrambi i piedi e la notevole precisione con cui colpisce la palla, che ne fanno tra l'altro un ottimo tiratore di rigori, punizioni e calci d'angolo. Struttura morfologica longilinea e piuttosto esile, falcata ampia, è lontano dal prototipo dell'esterno d'attacco moderno che fa dello scatto la sua arma principale per bruciare l'avversario diretto: infatti non raggiunge punte di velocità straordinarie, ma è ugualmente abile nell'eludere le marcature e nel creare superiorità numerica grazie alla sua eccellente capacità di dribblare negli spazi stretti, al suo repertorio di finte e cambi di direzione, alla fantasia e precisione con le quali è in grado di servire assist preziosi ai compagni. Raramente cerca la giocata fine a se stessa o s'intestardisce nel possesso palla, si tratta piuttosto di un giocatore molto intelligente nella lettura del gioco, capace di mettersi al servizio del collettivo e di dare fluidità alla manovra offensiva. Ranieri, parlando con i media francesi, ne ha elogiato la voglia di apprendere e l'attenzione alle consegne tattiche; nei suoi tre anni monegaschi ed in particolare in questa prima stagione da professionista ha lavorato con buon profitto sui suoi punti deboli, ovvero la fase di non possesso, un fisico da irrobustire ed una certa tendenza a brillare a intermittenza, un'incostanza che resta tuttora il suo principale limite e che fa pensare che il ragazzo abbia ulteriori margini di miglioramento.
UN CARATTERE FORTE - Oltre che dal punto di vista strettamente tecnico, Ferreira Carrasco sembra dare sufficienti garanzie anche sul piano mentale; gli amici dei tempi del centro di formazione assicurano che non si è montato la testa e chi lo conosce bene lo descrive come un ragazzo fortemente determinato a raggiungere i propri obiettivi, sostenuto da un carattere forgiato dalle difficoltà affrontate molto presto: quando appena adolescente è partito tutto solo per Genk, senza parlare una parola di fiammingo, vivendo presso una famiglia di accoglienza e tornando a casa soltanto per qualche ora il sabato dopo la partita, e prima ancora, quando il padre se n'è andato e la madre è rimasta sola ad occuparsi di lui e degli altri tre figli, arrangiandosi con un lavoro da centralinista; a lei oggi Yannick è legatissimo, tanto da aver scelto il 17 come numero di maglia in omaggio proprio al suo giorno di nascita. Jean Petit, figura storica del club monegasco ed attuale membro dello staff tecnico, non ha dubbi: "Ferreira Carrasco ha tutto per fare una grande carriera: tecnicamente è perfetto, fisicamente migliora sempre più, e mentalmente è uno tosto". Insomma il Monaco si ritrova in casa un'autentica pepita da sgrezzare, e l'auspicio naturalmente è di vederla brillare in maglia biancorossa anche ad alti livelli e di non rivivere casi come quelli di Mollo o Eysseric, altri talenti cristallini svezzati alla Turbie e poi esplosi altrove; c'è da dire che, proprio come in nazionale, di certo non lo aiuterà una concorrenza destinata a diventare sempre più feroce, ora che il Monaco è tornato in Ligue 1 con l'ambizione di rivaleggiare con il PSG per il titolo e che stelle internazionali di prima grandezza sono annunciate ai piedi del Rocher. Ma Ferreira Carrasco, che ha recentemente accettato di prolungare il suo contratto fino al 2015, con un sostanzioso adeguamento salariale, non sembra per nulla intimorito: "Sono soddisfatto di aver dato un contributo alla squadra in questa stagione ma voglio di più, voglio giocare presto la Champions League. La concorrenza non mi spaventa, se la squadra viene migliorata da giocatori forti lo vedo come un bene, e per me che sono un giovane è anche un mezzo per progredire sempre più".
Video: La bellissima rete segnata da Ferreira Carrasco in campionato contro l'Angers
Sono
appena terminati gli Europei Under 17, vinti dalla Russia, alla quale
purtroppo non ha preso parte a questa importante competizione
internazionale una nazionale prestigiosa come l'Inghilterra,
eliminata prima della fase finale.
Sicuramente
sarebbe stato molto interessante veder giocare il migliore talento
inglese classe 96 , Andrew Alexander Kiwomya. Questo ragazzo nato a
Sheffield, ma di chiare origini ugandesi, ha immediatamente fatto una
grandissima impressione nel corso del torneo giovanile internazionale
Next Generation, dove si è guadagnato la finale, poi persa, contro i
connazionali dell'Aston Villa. Velocissimo, è stato campione
nazionale juniores inglese nei 100 mt, abbina la rapidità ad una
tecnica in corsa notevolissima. Fisico potente, personalità da
vendere e spirito da combattente, risulta spesso determinante nel
corso della partita grazie alle sue poderose accelerazioni e violenti
cambi di ritmo (da questo punto di vista può ricordare molto il
gallese Gareth Bale). Nonostante fosse anagraficamente tra i più
piccoli del torneo, non ha mai incontrato grosse difficoltà nel
superare i suoi avversari diretti, lasciandoli spesso sul posto
“ubriacati” dalle sue veloci serpentine e dai suoi “strappi
elettrici”. Il Chelsea lo ha prelevato due anni fa dal Rotherham ed
è stato subito inserito in una squadra piena di talenti di
primissimo livello, nella quale ha immediatamente attirato
l'attenzione dei selezionatori delle nazionali di categoria inglesi.
Nelle giovanili del Chelsea vanta una media gol altissima che sfiora
quasi un gol a partita che gli è valsa nel corso di questa stagione
la promozione (sotto età) nella formazione riserve dei Blues.
A
livello internazionale, Kiwomya ha fatto il suo debutto con
l'Inghilterra Under 17 proprio contro l'Italia nell'agosto 2012.
L'
unica sua pecca risulta essere la componente caratteriale, ogni tanto
si innervosisce ed il suo nome finisce sul taccuino dell'arbitro.
25 Maggio 1983 - 25 Maggio 2013: la mia personalissima storia d'amore (poco) e odio (tanto) con la Coppa dei Campioni compie 30 anni. Tanti ne sono passati dalla prima a quella ormai imminente fra Borussia Dortmund e Bayern Monaco. E le analogie non si contano, a partire dalla più importante: oggi come allora, saranno tedesche le mani che stringeranno l'ambito trofeo. Lo dico con una piccola, grande punta di amarezza se penso a cosa accadde quel mercoledì 25 maggio 1983 allo Stadio Olimpico di Atene. La mia prima finale vedeva in campo la "mia" Juventus contro l'Amburgo e l'epilogo sembrava già scritto. Purtroppo quella che doveva essere un trionfo, si trasformò in disfatta grazie al più classico "tiro della domenica" di Felix Magath che affondò la corazzata bianconera dei 6 campioni del mondo azzurri del 1982 e delle stelle Platini e Boniek. Un dramma calcistico che l'anno successivo toccò a un'altra squadra italiana: 30 maggio 1984, Stadio Olimpico di Roma, i giallorossi di Falcao e Di Bartolomei, Conti e Pruzzo affrontano il mitico Liverpool. E dopo 120 minuti e i calci di rigore, devono alzare bandiera bianca di fronte ai Reds, alla loro quarta vittoria nella competizione dopo quelle del 1977, 1978 e 1981. L'anno seguente, dai due drammi sportivi si passa alla tragedia umana vera e propria: il 29 maggio 1985, un'ora prima della finalissima tra Liverpool e Juventus, allo stadio Heysel di Bruxelles accade l'imponderabile. Nel settore Z scoppiano dei tafferugli tra gli inermi tifosi italiani (bianconeri e non) e i tristemente noti hoolygans inglesi: il bilancio è terrificante, 39 morti e oltre 600 feriti. Quella che poco o nulla ha a che vedere con una partita di calcio, viene disputata lo stesso per salvare (?) il salvabile (?!) e, se permettete, preferisco fermarmi qui. I miei ricordi si dirigono altrove: ai 4 rigori parati dal portiere Ducadam nella finale del 1986 vinta a sorpresa dalla Steaua Bucarest contro il Barcellona, al gol di tacco di Madjer del Porto contro il Bayern Monaco nel 1987. Ricordo la doppietta milanista del 1989 e 1990 firmata dal magnifico trio olandese Gullit-Van Basten-Rijkaard e nel 1991 la più brutta e noiosa finale della storia: quella vinta dalla Stella Rossa sull'Olympique Marsiglia ai rigori. Dal 1992 fino al 1998, l'atto conclusivo della Champions League ha sempre visto come protagonista un'italiana ma su 7 finali consecutive (1 per la Sampdoria, 3 di fila per Milan e Juve) solo due volte la "Coppa dalla grandi orecchie" è stata conquistata. Nel 1999 è stata la volta del Manchester United che ben oltre la celeberrima "Zona Cesarini" ha beffato per 2-1 il Bayern. Un anno dopo, nel 2000, sono iniziate le finali tra squadre dello stesso Paese con la sfida impari tra Real Madrid e Valencia, vinta dalle "merengues" 3-0. Seguiranno le repliche italiane (Milan-Juve nel 2003), inglesi (Manchester-Chelsea nel 2008) e tedesche (Borussia-Bayern del 2013). La voglia di stupire dei ragazzi di Klopp contro la sete di rivincita degli uomini di Heynckes. Sul cielo di Wembley per una sera si canterà "Deutschland Uber Alles"
Dopo il successo dell'Europeo Under 17, con l'ottimo secondo posto della Nazionale allenata da Zoratto, ritorna in campo la Maglia Azzurra e lo fa con la Nazionale U19. Anch'essa è in corsa per qualificarsi all'Europeo di categoria e si appresta a partecipare alla Fase Elite del torneo. La redazione di Generazione di Talenti continua il suo cammino di scoperta della Fase ELITE dell'Europeo U19 Lituania 2013 presentandovi un'altra avversaria degli Azzurrini: ecco la Russia. E' recente, recentissima la bruciante sconfitta ai rigori della nostra U17 in finale del campionato Europeo di categoria contro la Russia. Ed ecco che subito si presenta l'occasione di rivincita nel mini girone della Fase d'Elite della categoria U19 che porterà il vincitore a disputare la Finale in Lituania. Si può senza dubbio affermare che gli Azzurrini U17 fossero favoriti sui coetanei Russi. In questo caso la missione sarà invece più difficile, per due semplici motivi: il più evidente è che tutte le partite si disputeranno in Russia, terreno di casa quindi, inoltre questa formazione Russa sembra avere più elementi talentuosi rispetto a quella targata anno 1996 (anche se manca per motivi che non siamo riusciti a rintracciare quello che è, a parere dello scrivente, il miglior talento del lotto: il calciatore dell'Anzhi Serder Serderov). Sono guidati da Vladimir Shcherbak, ex-difensore che nel palmares vanta soltanto un terzo posto conquistato nella sua unica stagione con lo Spartak Mosca durante il 1982, anno della vittoria della Dinamo Minsk. Alcuni degli elementi che compongono la compagine U19 sono già nel giro dell'U21, come il capitano Armen Ambartsumyan che ha già collezionato 7 presenze con la rappresentativa "Primavera" della nazionale. Centrocampista centrale con compiti difensivi è dotato di senso di posizione, combattività e un discreto lancio lungo con il suo mancino: gioca per la seconda squadra del CSKA di Mosca e da più parti è considerato già pronto per competere in prima squadra. Al capitano si affiancano altri due elementi stabili della Russia che verrà: il vice-capitano, Ilia Zuev, è un calciatore del Tom Tomsk dove gioca in prestito dallo Zenit di San Pietroburgo, squadra della sua città natale. E' un calciatore solido mentalmente, in grado di ricoprire sia il ruolo di centrocampista centrale che di difensore centrale: è però in quest'ultimo ruolo dove viene impiegato nell'attuale formazione, anche per dare la possibilità di organizzare un azione anche dalle retrovie. In avanti l'arma in più è Andrey Panyukov della Dinamo Mosca, ma in prestito al Khimki in questa stagione (squadra a cui ha, tra l'altro, segnato il suo unico goal da professionista, in un incontro della Coppa di Russia dell'Ottobre scorso). Gioca alle spalle della prima punta, è veloce ed abile nei colpi di testa: vanta già 6 goal in 9 presenze con la maglia dell'U21.
I 18 CONVOCATI:
Portieri:
Artem Leonov ("Accademia" Togliatti)
Alexei Fedorov (Krylya Sovetov Samara)
Difensori:
Dmitry Zhivoglyadov ("Dynamo" di Mosca)
Ilya Zuev ("Tom" Tomsk in prestito da Zenit)
Mikhail Merkulov ("Rotor" Volgograd)
Vladislav Ovsyannikov ("Skonto Riga" Lettonia)
Alexander Seraskhov ("Lokomotiv" di Mosca)
Ivan Khomukha ("Spartak" Mosca)
Centrocampisti :
Armen Ambartsumyan (CSKA Mosca)
Yuri Bavin (CSKA Mosca)
Dmitri Efremov (CSKA Mosca)
Igor Gorbunov ("Dynamo" di Mosca
Roman Zobnin ("Dynamo" di Mosca)
Alexei Evseev ("Zenit" di San Pietroburgo)
Igor Leontiev ("Spartak" Moscow)
Andrey Prydiuk ("Amkar "Perm)
Attaccanti:
Ruslan Bolov ("Spartak" Nalchik)
Andrey Panyukov ("Khimki" in prestito da Dinamo Mosca).
ct: Vladimir Scherbak (RUS)
LE PARTITE:
22 maggio 2013 - Fase Elite (Gruppo 7)
Turchia 17.00 Russia
Arbitro: Georgi Kabakov (BUL) – Stadio: FC Krasnodar Academy Stadium, Krasnodar (RUS)
24 maggio 2013 - Fase Elite (Gruppo 7)
Russia 17.00 Ucraina
Arbitro: Harald Lechner (AUT) – Stadio: FC Krasnodar Academy Stadium, Krasnodar (RUS)
27 maggio 2013 - Fase Elite (Gruppo 7)
Italia 17.00 Russia
Arbitro: Georgi Kabakov (BUL) – Stadio: Kuban, Krasnodar (RUS)